Presentazione / Poesia: "OmAggio al Colore"

Il ricordo lontano e struggente dell’infanzia, le carezze, i sorrisi dolcissimi della nonna, la quiete ovattata della stanza, le prime visioni fiabesche di una leggenda.

Le matite colorate, il primo foglio bianco, il primo segno denso di mistero.

La scuola, il maestro, il compagno, i banchi di legno scuro, la luce accecante del sole, il volo di una rondine, il suono lontano di una campana, il colore intenso di un cielo azzurro.

Il primo disegno di un antico guerriero, i piccoli amici che guardano.

L’emozione di un colore, il rosso e poi il verde, il giallo, l’azzurro.

Il canto di un coro, l’odore dell’incenso, nel segno della croce, la prima rissa.

La matita scorre veloce sul foglio bianchissimo che si copre dei tuoi giovanili pensieri. Pennacchi, feluche, elmi, soldati, fiori, mare, vele, gabbiani …

Passano gli anni della mitica infanzia.

La matita è più sicura, il foglio è più forte e la fantasia più audace.

Studi di forme, schiene guizzanti, uomini in lotta, sogni di gloria.

Il colore, il nero, il celeste, il grigio, il carminio, il cinabro.

La vittoria alata Nike di Samotracia ritenta il volo gli eroi, i grandi elmi criniti, gli scuri possenti,

Le aste appuntite.

Il grido di Achille il lamento di Ettore domatore di cavalli, il pianto di Andromaca i pegasi, i grandi miti della vita e della morte.

Il disegno è più inciso, il colore più forte.

Nascono i sogni dell’arte appena sbocciata, i grandi esempi dei mostri sacri chiusi nell’inaccessibile tempio degli immortali.

I silenzi della notte, le penombre mistiche cariche di arcani presagi.

Le ore tristi dei primi sogni stracciati dalla meschina realtà. Il colore esaltante di un tramonto infuocato, l’azzurro sfumato di un orizzonte perduto nello spazio infinito in un cielo lontano.

La giovinezza gagliarda, lo squillo delle trombe, il rullo dei tamburi, il sudore del tuo corpo che sa di prestanza fisica, le corse, i canti.

Il primo pensiero d’amore, il colore, il rosso, il rosa l’azzurro.

Il cuore ti batte il volo di un falco nel grande cielo della tua giovinezza; ancora il colore, il grigio il bianco il nero, il blu.

Il primo amore, i grandi gesti, gli sguardi audaci, la sua vita sottile, il seno praticante di un’angoscia d’amore, una lacrima, un gesto, l’indifferenza, il rosso violento dell’ira.

Un grande prato verde, i fiori immacolati della primavera e la prima criniera nel vento, l’inesprimibile eleganza del trotto, il bianco dell’occhio, l’ondeggiare della lunga coda color della fiamma. L’ammirazione per la splendida visione piena di forza e di bellezza, il colore del manto sudato luccicante nel sole.

I pennelli, il colore, la fatica di esprimere la fantastica visione. Il giallo, l’ocra, il bianco, il verde, il cinabro e il blu.

Il primo corsiero è sulla tela il colore si fa più intenso! Comincia la grande avventura.
Ma il cielo si oscura, suona la diana appare il quarto cavaliere con galoppo di morte ed il rosso è pieno di fuoco e di sangue e il nero copre la terra!
La steppa, odore di grano odore di girasoli. Le marce forzate, gli splendidi squadroni dall’elmo crociato, il vento che viene dall’infinito scuote le criniere, dilata le froge. Il tintinnar delle sciabile, l’odore delle selle, l’occhio perduto, la mente lontana. La steppa, il fischio stridulo di un pallottola che viene dal nulla. Il rosario gracchiante di una mitragli, un urlo, il comando, un suono di tromba, il galoppo, un pensiero a te stesso, il bagliore delle lame snudate, l’odore del sangue, il pianto di bimbo, lo sguardo atterrito della madre.

La lunga linea nei cavalieri sfreccianti tra i gialli girasoli. Il colore, il verde, il bruno, il rosso, l’azzurro oltre mare. Visioni di apocalisse, feriti, bende impregnate di sangue vermigno e di pus grigiastro, occhi azzurri elmetti di acciaio, sciabole sguainate, il garrire dello stendardo, criniere frementi, l’ultimo nitrito, l’ultimo lembo di cielo. Il cavaliere nella terra e sopra la croce e sopra il suo elmo, e la sciabola infissa nella terra insanguinata. La lunga notte, il silenzio il grande cielo stellato, il vento degli urali che porta i sospiri e i sogni verso la terra lontana, un cane ulula, sembra il lamento dei cavalieri appena sepolti
La nonna, le matite colorate, la tua stanza, il caldo silenzio della tua casa.

Uno squillo di tromba, gli spari, i nitriti, il grande galoppo verso i crogiuoli bollenti delle trincee nemiche. Il colore, il rosso, il nero, il grigio, il viola, il buio completo. La ferita si apre vermiglia sulla giovane carne. Il pianto e il lamento del compagno. La carcassa del tuo cavallo con gli occhi vitrei che nn guardano il cielo. Il colore il nero , il blu cupo, il rosso sangue, il nero il nero.

Passano i quattro cavalieri avvolti da fosche nubi dagli orrendi colori ritorna il silenzio.

I morti restano nell’immensa pianura. Tornano i vivi senza sogni e senza giovinezza, ma torna il colore che stava morendo nel rosso e nel nero! La terra lombarda è piena di teneri verdi, di terre bruciate, di gialli splendenti, di azzurri sfumati.

L’avventura riprende ancora impregnata del triste passato.

Nascono grandi fiumi e grandi alberi e maremme e cavalieri ammantellati nel vento e mandrie scalpitanti e froge fumiganti e criniere frementi.

Nel silenzio dello studio pieno di sogni e di idee passano i giorni e gli anni.
I ricordi dell’infanzia e della giovinezza si fanno più antichi; i prodi guerrieri son chiusi nell’arme e il colore intenso copre le tele e il tuo essere rivive con gli squilli di tromba, le lame luccicanti, le splendide divise, i colbacchi, gli elmi dalle lunghe criniere, le ciniglie sui cimieri dei cavalieri sono di un rosso esaltante, i destrieri bardati dall’occhio lucente sono pronti alla carica.

Il colore si ferma, una visione di donna dal dolcissimo sorriso ti sfiora la mente che pensa.
Passa un cavaliere nel silenzio della notte che sa di legenda.

Un tenero pensiero mi riempie per un attimo fuggente la mente assopita.

Ritorna il colore,  il giallo, il verde, il bruno, il carminio, ma sono fuori dal mio tempo che non sento, che non mi appartiene, senza mito, senza colori.

È triste! Vorrei poter dare ad ognuno colori pieni di luce il rosso, il rosa, l’azzurro, il verde cinabro, il blu di sevre, il giallo, perché non torni il nero del quarto cavaliere.

 

 

Giovan Francesco Gonzaga